venerdì 13 febbraio 2009

Fiori, frutta e opere di bene.

Sento la necessità di alleggerire un pochino la pesantezza degli ultimi post. Ne avrei ancora molta di zavorra da caricare sulle spalle dei miei 4 fedeli lettori (che ringrazio!), ma un piccolo stacco è necessario, più o meno come nell'immagine di speranza che offrono le mie primulette che sbucano dal gelo invernale...
Per inciso, avete notato che ogni anno i fiori primaverili sono in vendita sempre con maggior anticipo sulla stagione? Colpa del consumismo, compriamo a gennaio i fiori per farli morire fuori al gelo o in casa sul termosifone, mettiamo anche questo nel cesto dei beni di prima inutilità, di cui ci riempiamo i carrelli, pur lamentandoci, ogni giorno. Esiste però un risvolto "sostenibile", per dirla con una parola ora molto di moda, a me un po' oscura, anche di questa forma di acquisti. Ci sono le promozioni benefiche: arance per la ricerca conto i tumori, azalee per la ricerca contro "la malattia X", uova di pasqua contro le leucemie, etc. etc. Ebbene io per principio NON compro MAI niente del genere, preferisco dare dei contributi spontanei con bollettini o assegni alle associazioni scientifiche od Onlus, o contribuire in altro modo. Sono contraria a queste collette con la vendita di beni di consumo per finanziare la ricerca, paghiamo già le tasse (o almeno io le pago, e altri dovrebbero), esiste un ministero per la ricerca, che dovrebbe provvedere allle risorse per essa. Inoltre è stato anche istituito quel contributo del 5 per mille (mentre per la chiesa è 8, why??), mi domando perchè bisogna far leva sui buoni sentimenti per far progredire delle ricerche sacrosante che sono nell' interesse di tutti. Una cosa è contribuire agli ospedali in africa, o contro la fame nel mondo, o per opere non istituzionali, uno è chiedere la carità per la RICERCA, tra l'altro solo di carattere medico. E le altre? La ricerca in campo tecnologico, ad esempio quelle di fisica di base hanno portato allo sviluppo di utilissime apparecchiature diagnostiche come TAC , PET e risonanza magnetica, senza vendere manco una nocciolina. Dovrebbe esserci più sensibilità da parte di istituzioni e media, nel far comprendere e apprezzare l'importanza del progresso scientifico e della ricerca in ogni campo, e i finanziamenti dovrebbero avere il contributo anche dell'industria. Proprio adesso per uscire da questa crisi, sarebbe opportuno investire di più nell'innovazione, molto più efficace alla lunga di piccoli interventi tampone. Invece è proprio qui che la scure ministeriale si abbatterà con tagli a ciò che che "non serve subito". Meglio dare i soliti aiuti sotto forma di incentivi alle rottamazioni, non che anche questo non sia necessario, ma certo non è sufficiente.

2 commenti:

Sassi a Parte di Ernestina Gallina ha detto...

D'accordo.
Sono iscritta all'associazione per la ricerca sul cancro della mia regione ed ogni anno ricevo a casa un bollettino per fare una piccola donazione.
Non mi piacciono gli inviti televisivi a donare via sms o le maratone.
Ho vissuto tanti anni in Africa ed ho visto i nostri indumenti usati che doniamo alla Croce Rossa messi in vendita nei negozi di Nairobi. Ho visto che i soldi delle donazioni non arrivano agli ultimi della terra, troppo spesso si fermano molto prima nelle tasche dei burocrati. La beneficenza è un grande business.
E per quanto riguarda la ricerca, è una risorsa strategica, è il futuro di un paese, solo uno stato miope come il nostro può pensare di tagliarne i fondi.

Unknown ha detto...

Già che siamo in tema, che dire della Giornata nazionale della raccolta del farmaco, che si è svolta ieri in numerose farmacie? Dove alcuni volontari chiedevano ai clienti di acquistare un farmaco a scelta tra le tipologie indicate dagli enti destinatari, a favore di persone indigenti.
Ebbene, a me pare che se si tratta di farmaci prescrivibili dovrebbero avere la copertura completa del servizio sanitario nazionale, se si tratta di farmaci cosiddetti "da banco", o sono inutili, o dovrebbero rientrare fra quelli coperti. Perchè si devono sempre coinvolgere i cittadini in aiuti caritatevoli per cose necessarie e fondamentali per la salute? Se carità ha da essere, non sarebbe meglio che vi provvedessero le case farmaceutiche stesse? O le farmacie? I cittadini devono sempre sborsare e qualcuno non rinuncia mai agli introiti...