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venerdì 24 settembre 2010

Viaggio nelle terre basse.

Quest'anno niente Grecia, ma Olanda.
Ormai faccio 2 viaggi all'anno nei Paesi Bassi, ultimamente sempre in auto, quindi attraversando Austria e Germania, con una tappa di solito in Franconia. Guida solo mio marito, così io guardo e rifletto e prendo appunti di confine...
Mi è un po' dispiaciuto lasciare gli ultimi tepori settembrini per andare dove l'autunno è già un dato di fatto. Là però mi attende la ricompensa di vivere l'atmosfera di paese più evoluto, benchè definito basso, e la sensazione che le cose girino meglio. Ovviamente per gli ospiti di pochi giorni è sempre così. Se uno poi in un posto ci vive sempre, sicuramente vengono fuori le magagne.
Ma come faccio a non apprezzare le famigliole in bicicletta, la pulizia nelle strade, i quartieri lindi e circondati dal verde? E la efficienza dei mezzi pubblici dove la mettiamo? Diventa inevitabile paragonare questa scelta di vita con le pezze che si mettono da noi al problema del traffico e all'inquinamento nelle nostre città, con le patetiche domeniche a piedi, o le targhe alterne solo due giorni all'anno, o i pedaggi in centro pagati solo da due sfigati, mentre tutti gli altri hanno le deroghe.
Ad Amsterdam chi gira in auto paga salatissimi i parcheggi, e anche i residenti pagano per usare il suolo pubblico. Per i furbi le multe sono puntuali. Le biciclette la fanno da padrone, ma ci sono piste ciclabili ovunque, si può andare da Amsterdam a Utrecth pedalando, se si hanno buone gambe. Se non si può o non si vuole pedalare, ci sono dei trabiccoli a motore, molto usati dagli anziani che sfrecciano sui marciapiedi e possono entrare con questi anche nei negozi e nei musei. Se non si vuole nemmeno il trabiccolo ci sono autobus e tram, spediti e celeri, tutti accessibili anche a chi ha problemi di deambulazione. Le zone pedonali sono tali davvero.
L'ultima sera prima di partire sono andata ad una specie di sagra nel quartiere turco (Dapperplein). La zona era chiusa al traffico, erano stati installati servizi igienici volanti, e c'era una auto di pronto intervento sanitario appostata per ogni evenienza. Non avevo mai visto tanti anziani e disabili ad una sagra. Sono anni che non vado mai alle manifestazioni che il mio comune organizza. Non c'è parcheggio...gli autobus sono uno ogni morte di papa, dopo 2 minuti di faticoso cammino in mezzo alla folla sono stanca e non so dove appoggiarmi...quindi rinuncio.
Non capisco come mai il grado di civiltà di un paese debba inevitabilmente essere inversamente proporzionale alla mitezza del clima. L'asse Amsterdam-Patrasso (mie mete abituali) ne è l'esempio lampante. E di pari passo nell'asse Nord-Sud, viaggiando in autostrada, si nota la curva in discesa di pulizia e praticità dei servizi igienici negli autogrill.
In Germania, è vero che si pagano 50 cent (in parte rimborsati con sconto su una consumazione), ma le toilette sono specchi, oltre ai fasciatoi per cambiare i bimbi, che talvolta si trovano anche in italia, ci sono alcuni lavandini più bassi dove anche i bambini o chi è in sedia a rotelle si possano lavare le mani. Ci sono inoltre perfino le ciotole dove i cani possono abbeverarsi, e il vaso del gabinetto è dotato di un marchingegno con sensore di movimento per azionare lo sciacquone e una spazzola girevole che pulisce e disinfetta il copritazza. E infine...perfino un defribillatore posizionato accanto all'estintore.
In Italia il caso o la necessità regolano l'accoglienza nelle aree di servizio, che comunque si van facendo vieppiù carenti verso sud. Il massimo fu per me l'esperienza durante un viaggio nel peloponneso, qualche anno fa. Niente autostrade, quindi niente aree di servizio, ma raramente qualche baretto o chioschi, per bere o mangiare..ma non altro.
Dopo molto km e molte bevande, ormai allo stremo, decisi che il prossimo baretto doveva per forza essere utilizzato anche per necessità fisiologiche.
Cesso alla turca...ma stile anni 50. Cieco e senza illuminazione, perché seppi dopo c'era uno sciopero dell'azienda elettrica, ma prima di accedervi, un addetto mi fornì di candela, purtroppo non deodorante.



domenica 20 settembre 2009

Lakonia mon amour.

Eccomi ritornata. Tre lunghe settimane di Grecia, anzi di Laconia, nel Peloponneso. Secondo me solo quaggiù si sente il vero sapore della grecia, i profumi, i colori e l'orografia di questa terra sono estremi, e così i sentimenti che ispira: o si ama o si odia.
Nel traghetto all'andata ho conosciuto delle coppie di italiani più o meno nostri coetanei, tutti abitué come noi, che da vent'anni o più ritornano alla ricerca di posti incontaminati, per l'amore della natura e la vita semplice. Ho scoperto così esserci una sorta di club: i 50-60enni inveterati estimatori ellenici.
Se amate il lusso, i negozi alla moda, i ristoranti raffinati e la movida, non andate in grecia e meno che mai nel peloponneso.
Se invece avete un debole per le spiagge semideserte, non attrezzate, le baiette con l'acqua di un blù da capogiro, il silenzio, il villaggio che sembra una cartolina anni '50, il contatto con la natura...bisogna cercarle qui. Non so ancora per quanto...già in agosto le frotte di italici turisti tentano di trasformare questi lidi in una brutta e mal raffazzonata copia della riviera adriatica.
Ed ecco il lato oscuro. Parafrasando Mina potri dire a questo paese: i tuoi difetti son talmente tanti che nemmeno tu li sai... La modernità e il progresso avanzano inarrestabili e bussano a delle porte poco inclini ad accettarne anche le regole. Le strade sono deprecabili, anche l'unica tratta decente sul nostro itinerario, Corinto-Sparta, pur nuova è in rifacimento per lavori in corso e si transita su un unica corsia. Per i greci non è un grosso problema, i sorpassi sono sempre da brivido, su doppia linea continua, in curva, prima dei dossi, non è vietato....e non a caso i bordi sono costellati da "tabernacoli votivi" alla memoria dell'automobilista caduto. Alcuni son simili a trespoli arrugginiti, altri sono riproduzioni di chiesette ortodosse in miniatura, ma nessuno sembra fungere da monito agli spericolati corridori.
Quando si intercetta un paesotto, bisogna attraversarlo, le tangenziali o qualcosa di simile non sono previste. L'attraversamento è di solito molto divertente per il folklore locale, benchè poco pratico. Durante il percorso si possono ammirare i negozietti con tutta la merce esposta, le case tipiche, bianche e quadrate, il tutto dall'aria disordinata e confusionaria, con vocazione da casba.
La viabilità del pedone non è meno pericolosa. I piani regolatori delle città piccole (ma anche più grandi), non prevedono che vi sia un livellamento dei piani stradali e marciapiedi, si possono trovare gradini di 2 cm o di 2 m con la stessa frequenza e a pochi passi di distanza. A volte il marciapiede sale...poi si arresta davanti ad un'improvvisa buca...con gradini che portano ad un entrata di casa sotto il livello stradale, senza nessuna segnalazione. Altri trabocchetti sono in agguato per un pedone miope o poco saldo sulle gambe come me. Non se se vi siano handicappati in grado di muoversi in queste realtà urbane!
Non esiste raccolta differenziata dei rifiuti: a meno che uno non intenda come tale la raccolta operata dalle maree che tappezzano le spiagge, e incantevoli baie di cui sopra, di sacchetti di plastica (di questo anche il turista è colpevole).
Questo generalizzato deficit di coscienza civica si riflette in un disservizio abbastanza pronunciato, roba da far quasi quasi pensare all'italia come ad un modello di efficienza.
Internet è un sogno avveniristico e il cellulare in certe situazioni, non prende, ci sono sì dei telefoni pubblici: cupolette attaccate al muro, magari piazzate ad un crocevia, dove per farsi sentire bisogna urlare per sovrastare il rumore delle auto che ti rasentano.
Nella nostra limitata esperienza di consumatori abbiamo verificato che nessun esercente, bottegaio, ristoratore, albergatore, si ritiene in obbligo di dichiarare gli introiti, tutti ci hanno chiesto pagamenti in contanti, senza stracci di ricevute. Forse per questo le infrastrutture son così carenti...chissà?
Ma allora perchè la amo??
C'è di buono che al momento giusto tu (grecia) sai diventare un'altra, in un attimo tu, sei grande, grande, grande, come te, sei grande solamente tu!



martedì 25 agosto 2009

Sono di partenza.

Vado qui! In grecia naturalmente, meta quasi esclusiva ormai da 25 anni.
A chi mi chiede perchè vado sempre in grecia, potrei rispondere con un secco, perchè mi piace, oppure scriverci su un prolisso componimento letterario.
Tenterò di fare una via di mezzo: appena arrivata e insediata in una di quelle casette bianche e azzurre affacciate sul mare, che cerco sempre di ritrovare, percepisco subito quel profumo caratteristico di salsedine, di vento, di pane al sesamo, di origano, di erbe selvatiche aromatiche..ed è subito vacanza.
A parte questo denominatore comune, le località sono alquanto diverse fra loro, e nel corso degli anni ne ho visitate parecchie, ovviamente non tutte, e come in ogni paese c'è sempre qualcosa di nuovo da vedere. Molti siti archeologici, moltissime località costiere dell'Egeo e del Peloponneso. Molte isole (escluse le più inflazionate come Santorini e Mikonos) tra quelle più famose: Creta, Corfù, Rodi, Zacinto e Cefalonia.
I primi anni in campeggio, poi in appartamentini in affitto. Per molte volte abbiamo reiterato Cefalonia, con la stupenda spiaggia di Myrtos, la pittoresca penisola Assos, le sue calette di sassi bianchi, ed il mare di zaffiro blu.
Da 5 anni invece torniamo come ospiti fissi a Monemvassia romantica rocca medioevale, nell'estremo "dito" del peloponneso, nella Laconia, regione fertile e ricca di viti, olivi e agrumeti.
Abbiamo avuto modo di fare anche delle amicizie: i greci sono estroversi, cordiali e disponibili. Parlano inglese e spesso anche italiano. In settembre poi c'è pochissimo turismo, e le spiagge sono proprio come nella foto. Se si sopporta l'unico inconveniente, inconveniente per me, ma non per velisti e surfisti, cioè il vento forte (meltemi) che in questa stagione spazza soprattutto le regioni più a est, in compenso si potrà godere di cose come le acque fresche e cristalline, la frutta abbondante e dolcissima, il pesce appena pescato a prezzo modico, le semplici e genuine piccole trattorie dove si servono solo piatti poco elaborati come paidakia (braciole d'agnello), saitìa (tortino di spinaci), saganaki (formaggio fritto), e i vinelli autoctoni, che io trovo buoni, anche se mio marito dice che vengono fatti come ai tempi di Ulisse. Forse è vero, specialmente per quello "casalingo" senza nome, che è solo di due tipi: lefkos (bianco) o rosé. Ma non bisogna sottovalutare le capacità viti-vinicole dei greci, che ultimamente si sono alquanto affinate. I vini di monemvasia poi vantano una nobile discendenza, il nome stesso pare che sia etimologicamente vicino a Malvasia, ed effettivamente ne ricorda l'aroma, anche se riscaldato da sole ben più intenso, rispetto al nostro.
Gironzolando nei paraggi si possono vedere molte cose interessanti: il fiordo naturale di Gherakas, dove si trovano ristoranti di pesce, la spiaggia di Kiparissi nel comune di Zarakas, raggiungibile con una strada che si inerpica a picco su orridi molto panoramici, e poi piomba in questo paesino che sembra di una grecia arcaica d'altri tempi, e un po' più a sud l'incantevole isoletta di Elafonissi , mini riproduzione di un' isola caraibica.
Sono cose che ho già visto, ma spero di fare qualche altra scoperta, saluto i miei 4 lettori e conto di riparlarne al ritorno. Mi auguro da sola: καλός ταξίδι (kalòs taxidi = buon viaggio).

sabato 23 agosto 2008

Hortus.

Durante la vacanza ad Amsterdam ho visitato l'Hortus botanicus, avendo già visto nelle visite precedenti sia il Rijksmuseum che il museo di van Gogh, molto belli e neanche eccessivamente stancanti, e finanche il museo del mare. In questa occasione potevo scegliere tra il Tropen museum, di carattere antropologico geografico con le ricostruzioni degli ambienti coloniali (next time), la casa di Anna Frank, subito esclusa visto che ha delle scale in tipico stile nederlandese, cioè con pendenza quasi a perpendicolo, lo zoo e l'orto botanico. Ovviamente ho scelto quest'ultimo. Ho letto che è uno dei più antichi d'Europa e anche uno dei più piccoli. E' stato fondato nel 1638 come orto medico, un vivaio di piante medicinali per medici e farmacisti, in seguito gli esploratori olandesi lo rifornirono di piante esotiche e rare. Dopo una camminata lungo il viale "Plantage" che costeggia gli istituti universitari di botanica e zoologia, che mi ricordano Pavia, finalmente si apre un piazzale con un cancello aperto, ma senza biglietteria (e lì doveva nascermi un sospetto) che accede ad una zona verde alberata. Entriamo pensando di essere arrivati, e dopo un giro sconfortante tra coppie stese nell'erba, già brontolando "ecco questi olandesi, son capaci di venderti per orto botanico un giardinetto pubblico neanche ben tenuto", alla fine, con i pochi neuroni sessantenni rimasti, ci accorgiamo che quello è proprio un giardinetto pubblico e l'entrata dell'Hortus è poco più avanti, con tanto di scritta sopra (e con ovvia cassa per il biglietto di ingresso). Meglio tardi che mai. La prima impressione è stata che l'hortus del mio amico Mario, che ho avuto il privilegio di visitare recentemente, contasse molte più specie, con la sola differenza di essere prive di cartellino. Ed anche il mio giardino, risulta infestato da un notevole numero delle erbacee (Gianni le chiama erbacce) lì accolte e in aiuolette ordinate: quali Lysimachia vurgaris, Cichorium intybus, Verbascum tapsus anche detto tasso barbasso, Vinca minor, e Hieracium umbellatum (quello della foto). Queste le spontanee che crescono qua e là nel mio prato, poi ci sono quelle che abbiamo comprato, come alcuni geranium, gentiana, potentilla, leontopodium alpinum, thimus, aquilegia eccetera alloggiate nel giardino roccioso, e poi ci sono quelle da seme, ornamentali che di anno in anno mi diletto a variare, e che poi ricrescono da sole, calendula, gypsofila, viola tricolor, myosotis, insomma mi vien voglia di cartellinare un po' di piante e poi far pagare l'ingresso ai visitatori pure nel mio giardino. Anche le serre piccole con le succulente, a parte quella particolare con le farfalle, non hanno molto di più della mia collezione di piante grasse. Invece alla fine la visita è stata riscattata da una grande avveniristica serra, a volta molto alta, con un incredibile ambiente umido e soffocante, a tre climi con piante subtropicali, tropicali e dei deserti; una altra serra monumentale per le palme con una cicadea di oltre 300 anni che si dice sia la pianta in vaso più antica del mondo, pare che nel 1999 sia addirittura fiorita, un evento eccezionale.

giovedì 14 agosto 2008

Vacanze olandesi.

Eccomi di ritorno dopo una settimana ad Amsterdam e dintorni. Una piacevole vacanza con mia figlia, e di pausa computer e blog, anche questo è d'uopo per contrastare la sindrome del tunnel carpale da mouse. E di passeggiate per la città, sana abitudine che faticosamente, il mio dì tardo traendo, faccio solo in queste occasioni. La vacanza ideale per me sarebbe quella "sedentaria", ma ovviamente non si può fare, benchè ultimamente mi ci sia molto avvicinata con le vacanze in grecia. Ci si va col traghetto, e sulla nave c'è poco da camminare. Poi un lungo tragitto, ma in auto, e infine 20 giorni di sole, mare e piscina nella baia "Gialos Beach" nei pressi di Monemvassia. Quest'anno non ci andiamo, son troppo ansiosa di passare un settembre a casa: quando maturano mele, uva, fichi e l'orto e il giardino sono più vivibili. Ma sto divagando, l'argomento non è questo, bensì l'olanda. Teoricamente anche e soprattutto qui in Olanda potrei anche far passeggiate da sedentaria, se mi ricordassi come si va' in bicicletta, o se potessi avere anch'io, come molte vegliarde locali una specie di sedia-trespolo a motore che sfreccia tra le bici, e da cui si rischia sempre di essere investiti. Potrei parlarne molto, ma c'è l'esaustivo blog di Eleonora ed Ermes che tratta dei Paesi Bassi in lungo e in largo, dalla cucina, alle biciclette, alle disquisizioni politico-culturali, alla condizione della donna, solo per fare qualche esempio. Non mi resta molto spazio, e posso dare solo alcune brevi impressioni. Sono stata colpita in particolare da certi contrasti. Ad esempio, viaggiando sul ring di Amsterdam, sulle 8 corsie dove sfrecciano centinaia di auto a tutte le ore, sembra di essere in un paese ultra moderno e tecnologico, grandi palazzi di vetro e alluminio, dalle forme avveniristiche, invece all'uscita dall'autostrada a pochi km da Den Haag nella cittadina di Delft, pare invece di trovarsi nelle cartoline del secolo scorso. Mucche che pascolano sui prati verdissimi, mulini in lontananza e minuscoli paesetti con casette colorate e molto olandesi. Paese ancora agricolo, ma anche moderno e industrializzato, e particolare piacevole per il guidatore, quasi nessun camion. Le merci vanno su nave. Eppure le merci arrivano fresche, di ogni nazionalità e genere, basta recarsi al mercato, dove la frutta e la verdura autoctone "geometricamente" modificate sì da allinearsi in file coloratissime e regolari, di peperoni, pomodori e zucchini, tutti uguali, senza macchia e senza paura (di marcire), coesistono con la frutta esotica, chele di granchio del pacifico, anguille, e per buona pace di Beppe Grillo anche mozzarelle, arrivate sin qui nei limiti di velocità imposti dall'autorità locale. Forse sarà che il paese è piccolo e piatto, ma qui sembra funzionare tutto un pochino meglio rispetto all'italia: mezzi pubblici puliti puntuali e veloci, persone cortesi che al turista parlano in inglese, dal fattorino del tram, alla commessa del negozio, e a volte si sforzano anche di parlare in italiano con i buzzurri che non sanno spiaccicare altro idioma. Unico neo, almeno per me, l'idiosincrasia che questo popolo ha per i gabinetti, intesi come servizi igienici. Questi loculi, ovviamente senza finestre, rigorosamente separati dal bagno vero e proprio, hanno dimensioni che vanno dal 1,2 mq all'1,75 mq, contengono di solito solo un water e un microscopico lavandino, nonchè a stento un rotolo di carta igienica, e sono localizzati sempre molto lontano da ogni altra stanza. Si ha l'impressione che se l'olandese potesse farne a meno, volentieri lo farebbe, ma poichè tali luoghi sono ahimè necessari, son ridotti a posticini stretti e minuscoli, posizionati nell'angolo più nascosto della casa, e magari se fosse fuori casa sarebbe meglio. Non posso fare a meno di paragonare questo costume con quello opposto che specialmente negli anni 60-70 spingeva ogni famiglia italiana di estrazione borghese, a fornirsi di un enorme bagno, a volte più grande della cucina, arredato sontuosamente con tende, marmi, specchi giganteschi, rubinetterie luccicanti e sanitari lussuosi, talora di ceramiche colorate e firmate e un mitico "bidet" il cui nome suona alla francese, ma pare sia una prerogativa tutta italiana. Da cosa dipenderà questo differente approccio igienico-sanitario? Sarà forse per noi un retaggio delle Terme Romane, o sarà per loro un lato oscuro del protestantesimo puritano? Debbo fare un po' di ricerche. Oppure se qualcuno lo sa m'illumini.

lunedì 9 giugno 2008

About "little sailors" 2: la vendetta delle mogli.


Le mogli: donne con cui non "ci azzecco" niente. Nel senso che loro marinaretti, anche se diversi ora, hanno delle cose in comune da ricordare, ma noi? Benchè estranee abbiamo però deciso di darci del tu. Ci siamo dilettate scambiandoci ricette: dalla campania ho imparato come si fa la pizza 'e friarelli, dalla puglia come si fà il grano cotto. A mia volta (timidamente) ho solo potuto faticosamente spiegare cosa sono la jota e la brovada davanti a facce perplesse. Sono volate alcune battute del tipo: negli anni a venire va a finire che saremo più mogli di marinaretti... Dulcis in fundo una decana, nel senso che sembra un po' più anziana di noi, tira fuori un asso dalla manica: è una astrologa e ci farà le carte! Ad una ad una ci dice quello che ognuna vuol sentire e conclude che siamo donne eccezionali, perchè non è facile fare la moglie di un marinaretto....E questo come un tappo di champagne che salta, da la stura alle difficoltà dello stare vicino a : chi russa, chi non sgrida mai i figli, chi non aiuta in casa, chi è troppo ciarliero, chi non parla mai, chi esce sempre, chi non esce mai, chi non sa fare la spesa, chi compra cose inutili, chi ha paura del dentista, chi è pignolissimo, chi sciattone....Fonti attendibilissime mi hanno confermato che di là, nella sala accanto invece le mogli non sono mai state nominate.

About "little sailors" .

Esperienza fuori della norma la mia gita a Porto San Giorgio, dove ho accompagnato mio marito ad una riunione di ex-marinaretti. La prossima volta mi porto il burka e il cartello come da foto! Marinaretti: si sono definiti così, gli ex alunni del collegio-convitto per orfani dei ferrovieri, "accolti ed educati" negli anni dal 56 al 70, in una colonia delle ferrovie dello stato, situata appunto a Porto San Giorgio nelle Marche. Qualche anno fa' un gruppetto di questi ex collegiali, la cui divisa era di stile marinaresco (da cui il nome), ha pensato di promuovere delle riunioni tra i superstiti, e organizzare gite e cene di rimembranza. Iniziativa lodevole, tanto più in quanto velleitaria di offrire aiuto e compagnia a chi è più solo o meno fortunato. Una via di mezzo tra il ritrovo degli alpini e l'associazione benefica senza fini di lucro. Questo almeno lo scopo nelle intenzioni dei promotori. La gita era aperta anche alle mogli, ed io ho dato una spinta al mio riluttante ex-marinaretto poco incline ai ritrovi in generale e tanto meno se per fare riaffiorare alla memoria periodi poco felici. In fondo 3 giorni di mare per staccare dalla routine sono una buona scusa. E a parte il diluvio quasi costante che ci ha accompagnato all'andata, durante e al ritorno, sono state giornate piacevolmente diverse. Su una trentina di partecipanti (dei circa 70 iscritti) eravamo soltanto 9 donne, e con mia grande sorpresa siamo state ignobilmente discriminate, non solo alle 2 cene dei primi giorni in tavoli separati, ma (udite udite... ) nella cena di "gala" addirittura relegate in un altra sala, diversa da quella dei marinaretti poco cresciuti, che pare dovessero raccontarsi barzellette osè a ruota libera, senza l'opprimente presenza di mogli. Alla mia domanda sui motivi di questa "islamica" apartheid antifemmine, che è diventata fuori moda e motivo di protesta perfino nei paesi arabi, qualcuno mi ha risposto che la "festa" è la loro e devono ritrovarsi solo fra di loro senza distrazioni...Una signora moglie, mia collega di sventura, molto fine e colta, si è data malata per la cena di gala, ma nel pomeriggio mi aveva già confidato di non voler partecipare ad un Galà così concepito, dicendomi, giustamente, che semmai invece della "cenetta di gala di serie b" solo per donne, con relativa spesa come se bevessimo e mangiassimo alla pari dei crapuloni della sala a fianco, sarebbe stato più logico andarcene a mangiare una pizza tra noi donne. In più, aggiungo io, precauzione inutile quella del separatismo, in primo luogo, forse di barzellette, ne sapevamo più noi..più nuove, poi quasi sicuramente ci saremmo per naturale inclinazione, riunite su un lato di tavolo, magari con qualche marinaretto meno macho, infine qualora una gentildonna si fosse schifata per qualche c...o in più, avrebbe sempre potuto ritirarsi in camera al momento del caffè e dei numerosi ammazzacaffè, in perfetto stile 800 inglese, lasciando i mylords a fumare il sigaro..(metaforico, dacchè a fumare se dio vuole vanno fuori sia donne che uomini). Che dire? Il mondo è bello perchè vario e non si finisce più di meravigliarsi. E' stato un peccato tutto sommato, dacchè la riunione era iniziata, a me sembrava, alimentata da uno spirito ecumenico molto bello, con gli ex-collegiali provenienti da regioni del nord, del centro e del sud, persone dai mestieri e dalle vedute politiche molto diverse fra loro, ma tutte accomunate dai quegli anni passati insieme, con molti ricordi simili del tale istitutore più carogna, o dell'episodio x, o della punizione esemplare. Peccato per me perdermi i racconti, di cui ho rubato sprazzi qua e là, e che avrei ascoltato con molto piacere, sia per curiosità mia, sia perchè così avrei avuto una visione più chiara di un pezzo importante della vita di mio marito, che lui spesso sorvola, non ricorda o non vuole ricordare.